Hawking 2004 Italian

Posted by on June 24, 2012

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Anche se alcune scene e alcuni dialoghi
sono inventati,
questo film è basato su fatti reali, articoli
scientifici e documentazioni pubbliche.
Questa è la storia di una ricerca
dell’inizio del tempo.
Stoccolma, dicembre 1978.
– Va messa dall’inizio, lo stiamo facendo?
– Sì, sì.
Devo sapere una cosa prima di iniziare.
Quando l’avete conosciuto?
– All’epoca?
– State parlando del 1963.
Che ve n’è sembrato di lui?
– No.
– Non lo conoscevamo.
Lui era in Inghilterra.
Noi nel New Jersey.
– Aspetti un attimo…
– Non sapevamo nemmeno che esistesse.
– Sapevamo chi era?
– Non avevamo idea di chi fosse.
Stephen Hawking? Chi è?
– 15 anni fa, Bob…
– Ci crederesti?
Il tempo vola…
HAWKING
Traduzione: ste_emmei.
Revisione e synch: anto*.
Non c’è stato un inizio dell’universo.
Passato, presente, futuro.
L’universo c’è sempre stato.
– E sempre ci sarà.
– Stephen!
– Rimane costante.
– Stephen!
Cos’è?
Che cos’è?
Aspetta. Quanto tempo abbiamo?
Non voglio arrivare tardi. Arno Penzias
in ritardo per il Nobel? Non credo proprio.
– Stiamo registrando?
– Sì.
Le giuro che questa
sarà la cosa più
profonda che sentirà in vita sua.
Il suono o la storia?
Il suono o la storia?
Che differenza fa?
St. Albans, gennaio 1963.
Eccoti. Tua madre mi ha mandato a cercarti.
Una nuova materia è stata creata
per sostituire altra materia.
Questo processo è sempre esistito
e continuerà per sempre.
Niente cambia. Nulla è mai cambiato.
E’ la mia teoria. E le ho dato un nome.
L’ho chiamata
“Teoria dello stato stazionario”.
– Buonanotte.
– ‘Notte professor Hoyle
E’ Hoyle quello?
E’ Hoyle.
– Salve.
– Salve.
– Chi è lei?
– Sono Jane Wilde.
– Ci siamo mai viste?
– No.
Sono un’amica di Stephen.
Ci siamo conosciuti a una festa.
E mi ha invitato qui.
Isabel! Isabel!
Ciao!
– Come va?
– Bene!
Bene. E tu?
Di nuovo bene, grazie.
Scusa.
– Il tuo… il tuo…
– Già, grazie. Grazie mille.
– Sono terribili, vero?
– Sì.
Terribili.
Stephen!
E’ una festa.
Le persone vorrebbero ballare.
Non si può ballare Wagner.
– A Stephen.
– A Stephen!
Buon compleanno!
– Usciamo?
– Cosa?
Mi fa sentire… piccola.
Molto piccola. Tutto quello spazio lassù.
– Noi, qui…
– Non preoccuparti. Galileo si sbagliava.
St. Albans è decisamente
il vero centro dell’universo.
Galileo è morto. 321 anni fa, oggi.
Il giorno del tuo compleanno?
Ha cambiato il modo in cui pensiamo.
La gente ha paura dei cambiamenti.
Io e mio padre uscivamo nel mezzo della notte
a guardare le stelle.
A dire il vero,
una volta ne ho vista una morire.
Ovviamente era successo 200.000 anni prima.
Ma la notizia è arrivata a
St. Albans solo nel ’56.
La luce è veloce ma… non così tanto.
Scusa… fisica.
Sono lontanissime.
Ma non si direbbe, voglio dire,
sembra quasi che se ti
allunghi un po’ riesci a toccarle.
Allungati in fretta allora, perché si
stanno allontanando.
– Cosa?
– La galassie si allontanano da noi.
Le più vicine vanno a 2 milioni di
km all’ora. Le più lontane a 200 milioni.
Credo in Dio.
Scusa. Non so perché te l’ho voluto dire.
Va bene.
Hai detto di sentirti piccola.
Dio ti fa sentire meno piccola?
Scienza e sentimenti non sono in disaccordo.
I sentimenti contano. Le idee migliori sono
state prima sentite e poi discusse.
Einstein diceva di sentire dal mignolo
se la sua idea era giusta o meno.
Sei in buona compagnia.
In più ti piace Wagner!
In realtà…
no. Non mi piace.
Credo che sia…
– Cosa?
– Pomposo! E ridicolo!
– Chi ti piace allora?
– Rachmaninoff.
– Cosa?
– Niente.
Brahms?
– Stephen!
– Non ho detto nulla!
– I Beatles!
– Chi?
– Lascia perdere.
– Jane?
– “Please, please me”.
– Cosa?
“Love me do”.
Torniamo dentro.
– Non riesco ad alzarmi.
– Dai!
– Non riesco!
– Molto divertente!
Non riesco ad alzarmi, Jane!
– Vado a cercare aiuto!
– Ehi, Jane!
Mi senti?
– Che ti succede?
– Non riesco ad alzarmi!
Beh…
dammi la mano.
Farà male?
La verità?
Un po’ di più.
Perfetto. Ora rimani fermo.
Questo potrebbe essere un po’ più fastidioso.
Quanti anni hai Stephen?
Ventuno.
E tu?
Sono più grande di te.
Quanto più grande?
Ho trentatré anni.
La stessa età di Marylin Monroe in
“A qualcuno piace caldo”.
E cosa fai di bello?
No, aspetta, fammi indovinare.
Agente di assicurazioni? Impiegato in banca?
Sono… sono un cosmologo.
Buon per te!
Ho appena iniziato il dottorato.
O meglio, o iniziato a pensare
a cosa fare nel mio dottorato.
Per questo ci vogliono cinque minuti.
A volte parlare di qualcos’altro aiuta molto.
Ti distrae.
E il tuo tempo, sospeso nello spazio,
passa più in fretta.
Tempo e spazio non esistono l’uno
indipendentemente dall’altro.
– E’ davvero così?
– O dall’universo.
Davvero?
La materia e l’energia nell’universo
distorcono lo spazio-tempo.
Lo spazio-tempo è incurvato.
Pronto?
No, non sappiamo.
Un sacco di analisi.
Sì, certo. Arrivederci.
Chi era?
La ragazza della festa.
I raggi X alla colonna vertebrale
hanno escluso che lei abbia
qualcosa che preme sul midollo spinale.
– E’ una buona notizia, giusto?
– Stiamo procedendo per eliminazione.
Eravate una squadra? Daranno a
entrambi il Nobel stasera, giusto?
L’ho fatto assumere io.
E non volevano nemmeno farmi entrare
al colloquio.
Quindi sono rimasto lì in giro.
E quando Bob e la commissione sono usciti
stringendosi la mano,
salutandosi e ringraziandosi,
io mi sono messo in mezzo.
“L’avete preso, vero? Avete preso Bob?”
C’è stata una pausa imbarazzante.
E io ho detto loro in faccia,
“Io e Bob ce ne andremo per quel corridoio,
dritti verso quella porta laggiù.
E se non volete dare a Bob
il lavoro per cui è nato
ditelo prima che ce ne andiamo.”
– La camminata più lunga della mia vita.
– 62 passi.
E non ci siamo mai voltati.
Non mi diranno cosa pensano?
– Di solito non lo fanno.
– Non lo sanno neanche loro.
Sono un dottore, Isabel,
so come sono fatti.
– Sei un patologo, papà.
– Conosco bene i dottori!
– Cosa, Isabel?
– Niente.
Cerco di farti dare una stanza privata.
Starò in corsia come tutti gli altri.
Allora, hai fatto richiesta
a Oxford o Cambridge?
Non mi hanno presa.
Pensavo a Westfield.
E’ un vecchio collegio femminile.
Sul modello Gerschen, immagino.
Ed è piuttosto…
Scarabeo. Giochiamo a scarabeo!
Leucemia.
Ha dodici anni.
Bellissima.
Sono uscito dal bosco ed era lì.
Un macchinario perfetto.
L’antenna.
Un enorme corno come
quello di un grammofono. Lì per terra.
Grande quanto una casa.
In mezzo a un campo, su una collina,
a trenta chilometri da New York.
– Per captare il fruscio.
– Per puntarla alle stelle.
E captare il fruscio!
E la prima volta che ho visto quel corno,
sa cosa?
– Sono volati tutti fuori.
– Chi?
I piccioni.
All’interno di questo corno di sei metri
viveva una coppia di piccioni.
– Piccioni?
– Piccioni!
A cosa serviva questo corno di sei metri?
A parte fare da nido per i piccioni?
Volevamo misurare il rumore
ai confini della Via Lattea.
– Arno ha costruito il riferimento freddo.
– Cioè?
Ventidue litri di elio liquido.
– Sa di quanto elio stiamo parlando?
– E’ un bel po’ di elio.
Dà un riferimento molto preciso,
con cui si può misurare il rumore ricevuto.
Arno è molto preciso. Queste cose le fa
meglio di chiunque altro.
– Forse è il mio lato tedesco.
– Ha origini tedesche?
Per i primi sei anni della mia vita.
E per un bel po’ del mio carattere.
Bob fece un ottimo interruttore.
Per collegare il ricevitore alternatamente
all’antenna e al riferimento freddo.
E’ nato in Germania?
Quando?
– Negli anni ’40?
– No, negli anni ’30.
Il rumore è calore.
Più caldo c’è, più intenso è il rumore.
Forse vi chiederete se abbiamo
captato del rumore.
Abbiamo trovato molto rumore,
il che vuol dire molto calore.
Molto di più di quello che
avrebbe dovuto darci la Via Lattea.
Da lì è cominciato il nostro lavoro.
Giorno dopo giorno.
Cos’è tutto questo calore?
Cosa diavolo è questo fruscio?
E’ morto stanotte, poveretto.
Dottore, che mi succede?
Di solito mi siedo col paziente
e la sua famiglia.
La prego!
Malattia dei motoneuroni.
Cos’è? Cosa fa?
I motoneuroni nel cervello che
trasmettono il movimento stanno morendo.
Quindi?
Il cervello smette di ordinare ai
muscoli di muoversi.
Se non ricevono segnali, i muscoli
non vengono utilizzati e…
si indeboliscono lentamente.
Quanto lentamente?
L’indebolimento muscolare causa paralisi.
– Quanto lentamente?
– E’ una paralisi graduale.
E… e poi?
I muscoli respiratori, al contrario
della maggior parte dei muscoli,
lavorano automaticamente.
– Respirando.
– Sì.
Non si indeboliscono così in fretta.
– Ma si indeboliscono comunque.
– Sì.
Quindi? Quindi farò fatica a respirare?
E poi non riuscirò a respirare per niente.
Quindi sarà come… sarà come affogare?
E il cervello?
Voglio dire, il cervello in sé?
Intatto.
Il cervello rimane intatto.
E’ giovane. Questo lo aiuterà.
Frank?
Ricordo quando aveva 8 anni,
ed eravamo in giardino… con il telescopio.
E Stephen mi chiese,
“Da dove vengono le stelle?”
Non sapevo la risposta.
Tu lo hai chiamato per andare a letto,
ma lui voleva fortemente sapere
la risposta alla sua domanda.
Gli dissi di non preoccuparsi.
E che avrei scoperto la risposta per lui.
Non l’ho mai fatto.
Non sei mai stato un uomo sentimentale,
Frank.
Non credo possiamo permetterci
che inizi ad esserlo ora.
Ho fatto una ricerca.
Più si è giovani quando si prende
la malattia dei motoneuroni,
più veloce è il deterioramento.
Essere giovane è
ancora peggio, Isabel.
Probabilmente due anni, non di più.
– Quindi dobbiamo stargli accanto.
– Sì.
E lo farai
continuando ad andare avanti.
Lo farai continuando a vivere
e ad andare avanti.
Tornerà a Cambridge.
Alla sua vita.
– Sai cosa dice Hoyle?
– Cosa?
Se si potesse guidare in verticale,
si raggiungerebbe lo spazio in mezz’ora.
E quanto ci vorrebbe per
girare la Via Lattea?
Moltiplica il diametro della galassia
per la distanza di un anno-luce.
Facile.
– Il calcolo?
– Per la macchina!
E’ appena andata fino in India e ritorno,
ricordi?
Quanto ci vuole a finire un dottorato?
– Dipende dalla materia.
– Con il vento a favore quanto?
Con il vento a favore e una
buona testa, direi due anni.
Come si chiama il tuo relatore?
Sciama. Dennis Sciama.
9.446.130,10 milioni di chilometri.
Attorno alla Via Lattea.
Il calore che captavamo da lassù
doveva essere due gradi più
freddo del carico di freddo. Il riferimento.
Ma era più caldo, tre gradi più caldo.
– Più di quanto poteva dare la Via Lattea.
– Più caldo di alcune galassie messe insieme!
– Quindi pensavamo…
– Doveva essere qualcosa di più vicino!
Ci è venuta un’idea.
– O era venuta a te?
– Non ricordo.
Avevamo un’intera lista della spesa
di idee. Forse era la mia.
– Forse era la tua.
– Eravate una squadra.
– Forse era la mia.
– Qual era questa idea?
C’erano dei test nucleari
in quota verso gli anni ’50.
Forse è la radiazione rimasta.
– Forse il fruscio è il fallout!
– Ma sarebbe dovuto diminuire, e invece?
Sempre costante. Non diminuiva col tempo.
Di nuovo alla lista della spesa!
Trinity Hall, Cambridge.
Primavera 1963.
Sciama.
Dennis, sì.
Non so, S-H-A-R-M-A?
Credo sia italiano.
– Dennis Sciama?
– Sì.
Frank Hawking.
DIPARTIMENTO DI MATEMATICA APPLICATA
E FISICA TEORETICA.
Salve, giovanotto.
– Ci conosciamo?
– Stephen Hawking.
Io… io avevo fatto richiesta per
avere lei come relatore per il mio dottorato.
Ed ero troppo occupato, vero?
Sì, credo di sì.
Cervello, palle e soldi.
– Come, scusi?
– La fisica.
In questa nazione è una guerra.
E piuttosto cruenta.
Serve il cervello, e dovrebbe bastare,
ma no, servono
soldi per finanziare ciò su cui lavori.
E qui, per avere soldi, ti servono le palle,
perché tutti proveranno a fermarti.
Vedrai. Hai trovato un argomento?
Qualche idea?
Non so ancora.
Beh, quando ne avrai, ricorda…
dovrai combattere per ciò in cui credi.
Con le unghie e con i denti.
O gli stronzi ti fermeranno.
La fisica è tutto per lui.
Voglio che sia felice, signor Sciama.
Che posso fare?
Voglio che lei gli assegni
una tesi che lui possa fi…
finire.
Qualcosa di abbastanza facile da finire
prima che muoia.
Potrebbe farlo?
Per favore.
I miei studenti e la mia scienza
sono tutto per me.
Cerco di essere onesto con entrambi.
Ed è il motivo per cui non posso
fare ciò che mi chiede, dottor Hawking.
Mi dispiace.
La cosmologia!
Scienza isolata.
Tutta speculazioni e prove.
Scienza isolata? Come siamo finiti qui,
dove stiamo andando, cos’è il tempo.
– Ci pone domande fondamentali.
– Stephen…
Hai trovato un argomento per la tesi?
Hai portato con te una grande idea?
– No, no.
– C’è un sacco di tempo, un sacco di tempo.
Il miglior risultato della
fisica del ventesimo secolo.
Rutherford, Oppenheimer, cosa ci hanno dato?
La bomba atomica. Che senso ha chiedersi
“come siamo arrivati qui” e
“dove stiamo andando”
se Einstein e la tua combriccola
ci hanno preparati alla bomba?
Incolpare Einstein di questo
è come incolpare Isaac Newton
degli aerei che cadono
perché ha scoperto la gravità!
Molto bravo. Molto intelligente.
Ma l’intelligenza non è del mondo reale, no?
I cosmologi non sono interessati
al mondo reale.
– Vedi quella ragazza?
– Sì, cos’ha?
Stephen proverà a farla innamorare di lui.
Usando solo la teoria della relatività
di Einstein.
George?
Tom dice che non ce la fa.
Non credo proprio sia una buona idea.
Ci sono in palio l’onore e l’integrità
della nostra materia.
D’accordo, va bene.
– Un gin tonic e credo…
– Scusa, sai l’ora, per favore?
Io faccio le sette e mezza, e tu?
Sai già l’ora.
So l’ora che segno io.
Cerchi di fare lo spiritoso?
Il tempo non è una quantità universale.
Prima lo si credeva,
si pensava che stesse semplicemente lì,
a scorrere alla stessa velocità
per chiunque, ovunque.
Come un binario che si allunga
verso l’infinito.
Il tempo era eterno.
Ora sappiamo che non è così.
Devi sapere
che questo è incredibilmente importante.
Il tempo non è qualcosa sullo sfondo.
Non è un riferimento assoluto con cui
si misura tutto il resto. E’ dinamico.
– Dinamico?
– Attivo.
– Attivo?
– Magnifico.
Se tu dovessi viaggiare molto,
molto velocemente verso est…
– Lontano? Nel lontano oriente?
– Nel lontanissimo oriente.
– Davvero lontanissimo.
– Sì, davvero lontanissimo,
e io stessi qui, il tuo tempo
rallenterebbe rispetto al mio.
Nel senso che diventerei molto, molto lenta?
Se tu andassi molto, molto veloce.
Se andassi molto, molto veloce
diventerei molto, molto lenta?
Il tuo tempo
sarebbe relativo rispetto al mio.
Davvero fantastico.
Il tempo è molto importante.
Di che segno sei?
Cosa?
Non lo so.
– Tutto bene?
– Sì.
Birra?
Ne vuoi un’altra?
– Chi è quello?
– Roger Penrose. Mente brillante.
Tra tre anni sarà già professore.
– Scusi, posso?
– Cosa?
E’ che pensavo alla matematica,
non alla birra.
E a volte, quando penso a numeri
di misure diverse,
o alla birra, e
se ne voglio un’altra.
Per via di quello che ho in testa
non riesco poi a far uscire in fretta
le parole.
– Quindi una media?
– Sì, grazie.
Cara Jane,
Cara Jane, sto bene.
Orchestra scadente, troppo romantico.
Wagner lo odiava.
– Il sentimento era reciproco.
– Cosa?
Brahms odiava Wagner.
– Beh, non puoi paragonarli per un motivo…
– Stephen!
– Sì?
– Ciao!
Ciao.
– Tutto bene?
– Sì, sto bene.
Sto bene.
Sto bene.
La Danimarca è una prigione.
– Tutto il mondo n’è una, allora?
– Infatti, come si deve;
molte celle, molti posti di guardia,
molti masti. La Danimarca è fra le peggiori.
A noi non pare affatto, monsignore.
Si vede che non lo è per voi.
Niente è buono o cattivo se non è tale
nel nostro pensiero.
Per me è una prigione.
Ebbene,
allora la vostra ambizione fa ch’ella lo sia;
è troppo angusta per il vostro animo.
Oh, Dio! Potrei viver confinato
in un guscio di noce,
e tuttavia ritenermi re
d’uno spazio sconfinato,
se non fosse che ho cattivi sogni.
A cosa stai pensando?
Stavo…
pensando a Einstein e alla relatività.
E alle stelle.
Per una stella perfetta è possibile
collassare e diventare nulla.
Se è perfettamente sferica può collassare
e diventare infinitamente densa,
così densa che tutto si annienta nel nulla.
– Ma ci devono essere le giuste condizioni.
– Che condizioni?
Beh, deve essere una sfera perfetta,
lo spettacolo deve essere stato
commovente,
e la serata molto bella.
Le condizioni devono
essere ideali.
Così la forza di gravità può
attirare tutto ciò che scappa,
il tutto nel nulla.
– E’ stato così brutto?
– La mia borsa, l’ho lasciata a teatro.
Andiamo?
Guarda si vede una stella.
Lassù, la vedi?
Trovata!
Amleto non agisce.
Quello è il suo errore principale,
se agisse in qualche modo…
– L’opera sarebbe più corta.
– Si salverebbe la vita.
Tutti qui per Fred?
Ho pensato a un argomento per te.
– La rotazione di Faraday.
– Noioso.
Il principio di Mach.
Formulazioni che non
considero ben definite.
Sono le mie formulazioni.
L’universo si espande,
le galassie si allontanano,
nuove galassie si formano
per riempire i vuoti lasciati.
Il nuovo rimpiazza il vecchio
con un ritmo preciso.
Niente cambia.
Ovunque voi siate nell’universo,
Andromeda, Marte o Scarborough,
sembra sempre tutto uguale.
Perché è tutto uguale.
Voglio fare qualcosa di significativo.
L’universo
è un universo a stato stazionario.
– Mi attrae molto questa teoria stazionaria.
– Stop!
– Grazie signori.
– E rassicurante.
Forse è attraente proprio
perché è rassicurante.
A livello emotivo, è molto più difficile
pensare a un inizio dell’universo,
– a un universo che non è sempre esistito.
– Einstein?
Cos’ha fatto quando il suo lavoro stava per
prevedere che l’universo avesse un inizio?
Ha abbandonato l’idea di un inizio.
Beh, perché ha visto che l’idea di un inizio
sarebbe stato il crollo
delle leggi della scienza.
Come può la scienza spiegare
qualcosa che non c’è?
E’ questo il problema
dell’idea di un Big Bang.
Il problema dell’idea di un Big Bang
è che è sbagliata.
Irrazionale e sbagliata.
E’ un mio termine, “Big Bang”.
L’ho inventato io.
Sapete perché l’ho chiamato così?
Perché sembra un cartone animato.
La teoria del Big Bang è
fisica da cartoni animati.
Dennis è d’accordo. Vero, Dennis?
Andiamo a pranzo?
Il papa è l’uomo del Big Bang.
– Perché?
– Perché prima del Big Bang
non c’era nulla.
Né spazio né tempo.
Niente materia, scienza.
Niente regole.
Il che lascia spazio a…
indovina un po’?
Al Signore Dio Onnipotente.
La religione è nemica
della scienza, giovanotto.
Se l’avessero avuta vinta i cattolici,
vivremmo ancora su una terra piatta
al centro dell’universo,
con un inferno sotto e un paradiso
alla prima traversa a sinistra, dopo la luna.
Siamo nel 1963.
Dio è morto.
Stai lontano dal Big Bang.
I cartoni animati ti fanno male.
Materiale dielettrico bianco.
– Scusi?
– Moltissimo.
– Dentro l’antenna a corno.
– Era quello?
Doveva essere la causa del fruscio.
– Materiale dielettrico bianco?
– Sì.
Merda di piccione.
Tutta all’interno del corno.
– Sa cosa abbiamo fatto?
– Incredibile. – Incredibile.
– Cosa avete fatto?
– Mandati per posta.
– I piccioni?
– Spediti.
Quelli per cui lavoravamo avevano
la posta interna e uffici
in tutta l’America.
Abbiamo spedito i piccioni il più
lontano possibile.
– Ha funzionato?
– Tornati.
– Erano piccioni domestici.
– Non erano pronti ad andarsene.
Quindi cosa avete fatto?
– Lui… lui…
– Noi…
– abbiamo sparato ai piccioni.
– No.
– Bob ha sparato ai piccioni.
– Ha ucciso lei i piccioni?
– Un tecnico.
– Un tecnico li ha uccisi.
E abbiamo pulito la roba bianca
dall’interno dell’antenna.
In ginocchio, sui gomiti,
con i nostri camici bianchi,
dentro il corno a grattare via
quella roba bianca.
– I piccioni erano innocenti.
Il fruscio c’era ancora.
Il fruscio non era causato
dalla merda di piccione.
Sta bene? Si può dire in televisione?
Dove stavo sbagliando Dennis?
– Dennis?
– Sì?
Posso avere un altro foglio?
Nello studio di Dennis.
Sai dov’è.
E’ Stephen. Si piaceranno? Stai a vedere.
Un altro pranzo all’insegna
della fisica teorica.
Ciao.
Pomodori. Ti spiace?
Fettine sottili.
Salve. Roger Penrose.
Sì, lo so.
Vi siete già conosciuti?
Servitevi pure.
Mozart andava a letto
e si svegliava con intere sinfonie in testa.
E senza sapere come fossero arrivate lì.
Un’intera sinfonia, in testa.
Com’è possibile?
La musica è temporale. Come si può compattare
un’intera sinfonia in un unico momento?
O forse succede perché la musica è una forma
di pensiero che va ben oltre il linguaggio.
Forse è questo il genio.
Pensare al di fuori del tempo.
Tutte le strade portano alla fisica.
Credo che il pensiero, quello matematico,
possa esistere senza alcun tipo di parole.
Non credo che il pensiero sia verbale.
In realtà credo che le parole
siano d’intralcio.
Penso si possa fare a meno delle parole.
I poeti sono sempre stati ossessionati
dal tempo.
Lo accorciano, lo controllano,
– lo fermano.
– T.S. Eliot?
“Il presente e il passato sono forse
entrambi presenti nel tempo futuro.
E il futuro è contenuto nel passato.”
Rupert Brooke: “L’orologio della chiesa
segna le tre meno dieci?”
Blake: “Vedere il mondo in un granello di
sabbia, e il paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della mano,
e l’eternità in un’ora”.
E i limerick.
Cosa?
“Una fanciulla chiamata Splendore c’era
che più veloce della luce era,
in un certo senso, partì un giorno,
e la notte precedente fece ritorno.”
– E’ instabile.
– Come?
– Continua.
– E’ instabile.
C’è bisogno di un campo negativo
per creare la materia nuova.
Il che genera instabilità.
– Lo stato stazionario di Hoyle?
– E’ un problema, vero?
Vero?
Ti piace molto Hawking, vero?
– Avrà tempo?
– Cosa?
Avrà abbastanza tempo per
arrivare a quello che cerca?
Lo spero.
DIPARTIMENTO DI
MATEMATICA APPLICATA E FISICA TEORICA.
Una nuova teoria tempo-simmetrica
della gravità. Geniale. Hoyle al meglio!
Tu hai cominciato come
suo dottorando?
– Mi rubi il lavoro?
– Sì?
Rispondi.
– No.
– Sì, è un grande scienziato.
Le sue deduzioni sull’elio
all’interno delle stelle sono…
– come si dice?
– Stupende!
E anche questo.
Lo ricontrollo io.
Dovrebbe essere affidato a
una commissione ma Hoyle non ha tempo.
Posso vederlo?
Devo andare.
Dammi solo due minuti, è…
Devo andare ora!
Lascia fare a me.
– D’accordo, ma non…
– Cosa? Mangiarlo?
Solo… lascialo sulla mia scrivania.
Sveglia presto?
Stai bene?
Sì, tutto bene.
Sembra tu abbia avuto una nottataccia.
Qualcosa di simile.
Allora, c’è la Royal Society oggi pomeriggio.
– Consegnerà l’articolo oggi?
– Questo qui.
Si ricorda di Stephen Hawking?
Royal Society, Londra, estate 1964.
La nuova teoria che abbiamo formulato
ha delle differenze
con la teoria più comune, in termini
di implicazioni globali.
Dal momento che nella
teoria più comune
il segno negativo della
costante di proporzionalità
che appare nelle equazioni di campo
è scelto arbitrariamente.
Nella nuova teoria
non vi è questa ambiguità.
Il segno deve essere negativo
e, inoltre,
la magnitudine dell’accelerazione di gravità
deriva dalla determinazione della
densità media della materia.
In questo modo, anche al cosmologo sarà dato
di sapere con che forza si schianterà
a terra cadendo da un dirupo.
Domande?
Vuole dire qualcosa, giovanotto?
I suoi calcoli sono sbagliati.
Il campo avanzato è divergente.
Il campo avanzato non è divergente.
Temo invece che lo sia.
E’ tutto sbagliato.
Vuole dirci come fa a saperlo, giovanotto?
L’ho calcolato.
L’hai calcolato durante la lezione?
No, avevo dato un’occhiata
all’articolo prima.
– Chi ti ha ingaggiato?
– Cosa?
Per la presa di posizione.
Chi ti ha ingaggiato?
Qualcuno ti ha ingaggiato per sabotarmi.
E’ tutto sbagliato, tutto qui.
Dovevo dirlo, no?
La fisica è sbagliata.
Perché gli hai mostrato l’articolo?
Non sopporto che sia dato
a uno stronzo qualunque.
La scienza… non è teatro.
Andava detto.
In quel modo?
Da quanto tempo hai iniziato con me?
Non le piace che io critichi
la teoria stazionaria.
Non mi hai risposto.
Perché anche lei è per
la teoria stazionaria.
Va bene. Rispondo io per te.
Dodici mesi.
Quindi l’idea che io critichi
la teoria stazionaria…
Mio padre gestiva un cotonificio.
Quando avevo ventun anni
gli dissi che volevo essere un fisico.
L’idea non gli piacque.
Voleva che continuassi
la sua attività.
Quindi mi disse che
avrei potuto diventare un fisico
solo se avessi ottenuto una borsa di studio.
Pensava non ci sarei riuscito.
Pensava avrei fallito.
Ho lavorato duro.
E cosa c’entra con
il mio attacco alla teoria stazionaria?
So cosa vuol dire affrontare degli ostacoli.
So come ci si sente quando qualcuno
ti dice che non potrai farcela.
Per questo sono diventato un professore.
Non fermerei mai e poi mai
la ricerca di un mio studente
solo perché non sono d’accordo
con la sua opinione.
So che puoi fare di più che
criticare gli altri in modo brillante.
Fai qualcosa!
Qualcosa di tuo.
Sii originale.
Attento!
Ubriaco?
Forse è New York.
– Forse il fruscio è New York, pensammo.
– New York? Come?
Abbiamo pensato che se esiste
una città capace di
emettere tre gradi di rumore radio,
deve essere la Grande Mela.
La mia famiglia da sola poteva
generare quel fruscio!
Non riuscivamo a pensare a
cos’altro potesse essere.
– Tiravate a indovinare?
– Come potevamo affermare che facevamo
misurazioni radioastronomiche sensibilissime,
con tutta quella roba artificiale in giro?
Abbiamo puntato l’antenna verso New York.
Tutta quell’energia diffusa
sull’orizzonte nord.
Scosse nella metropolitana, scariche
sulle linee dell’alta tensione.
L’amplificatore radio dell’aeroporto Kennedy
che emette rumori radio da più chilowatt.
E pensavo
forse… forse
questa città, la città delle città,
potrebbe produrre tre gradi di fruscio.
Ha detto che viene dalla Germania.
Quando ha lasciato la Germania?
Forse dovremmo smettere di registrare.
Siamo venuti in America quando avevo 6 anni.
Vivevamo in un bilocale,
nel distretto di Garment. Io, mio fratello,
i miei genitori e gli scarafaggi in cucina.
Eravamo poveri.
Per questo sono diventato un fisico.
Non per diventare ricco o vincere il Nobel.
Per non essere più povero.
Non era New York.
abbiamo mirato il corno altro sei metri verso
la città e ci ha dato un bel valore ma…
– Fruscio insufficiente?
– Insufficiente.
Per vincere il Nobel
bisogna scoprire qualcosa.
Giusto? Non si tratta di pensiero o teoria.
Si tratta di scoperte.
Ma si deve cercare quello
che si vuole trovare.
La scienza può volere molto tempo.
Non è quasi mai un “Eureka”
nella vasca da bagno.
Serve… precisione,
tenacia,
– devozione.
– Talento tedesco.
Il suo visitatore, signor Hawking.
Non mi ha perso di vista nemmeno un attimo.
Ha paura di qualche brutto ceffo, credo.
Regole, regole, regole!
C’è una lezione di Penrose a Londra.
Altri impegni?
Stephen? Tutto a posto?
Tutto a posto.
– Tutto a posto.
– La tua frase preferita!
Ho fatto bene a venire?
Tutto a posto.
No, non tocca a te.
– Che fai?
– La regola, ho bocciato la tua. Tocca a me.
– Ma si può fare così?
– Certo che si può.
Quello che si fa è spostare la palla
dell’avversario il più lontano possibile e…
Cosa c’è? Stiamo giocando a croquet!
Dai. La lezione di Penrose a Londra.
Non fa nulla.
Lavora.
Avete tutti dei grossi bicipiti,
nel braccio destro,
perché avete passato metà della vostra vita
a lasciare chili di gesso su
chilometri di lavagne.
Io…
non lo faccio.
Io ho qualcosa di magico e fantastico
da raccontarvi. E’ veloce, rigoroso
e non servono muscoli. Si chiama topologia.
Figure, non equazioni.
E niente va più veloce della luce.
Sotto ai 300.000 km al secondo,
la luce è la più veloce.
Sicuramente abbastanza veloce da evitare
il campo di gravità del sole, per esempio,
o della Terra, e scappare via.
Ha una velocità tale
da sfuggire alla gravità che la attira.
E se invece il sole
fosse più denso?
E se il sole stesse collassando su se stesso?
La densità diventa altissima e l’attrazione
gravitazionale enorme
E ora niente può fermare
l’attrazione di gravità. Che attrae
tutto, anche la luce.
E si forma una singolarità.
Cos’è una singolarità? E’ un posto dove
la materia, la luce,
lo spazio…
Il tempo.
Tutto.
Si ripiega su se stesso, e scompare.
E’ il nulla puro e totale.
Tutto in nulla.
E fino ad ora tutti voi
con i vostri grossi bicipiti e le vostre
grandi equazioni avete sempre detto:
“Ah, la mia bella equazione
termina in una singolarità,
mi sto sbagliando.”
E’ ciò che ha spaventato Einstein.
Le singolarità non possono esistere perché
le leggi della scienza non ne tengono conto.
Sbagliato. Le singolarità esistono.
– Per sfere perfette. Per stelle ideali.
– No, per stelle reali.
Anche per le stelle reali.
Le singolarità sono là fuori.
Ci sono posti dove la scienza e le
regole crollano.
Dove non c’è materia, spazio, niente.
Dove tutto, compreso il tempo, non esiste.
E quando una stella collassa,
è inevitabile avvenga una singolarità.
La topologia non si preoccupa
della confusa materia riguardante
le particelle e di come si muovono.
Si preoccupa delle connessioni.
– Pensieri grandi.
– Pensieri grandi e coraggiosi.
Ti portano in posti dove le regole
dicono che non puoi andare.
Ed è veloce. Lei dice che è veloce!
Ho cercato di essere onesto con lei.
Non smetterò di esserlo ora.
Non possiamo fare più niente.
Non c’è una cura.
Mi dispiace.
Se ne sono lavati le mani!
Dobbiamo andare avanti, per lui.
Andare avanti… andare avanti.
Dobbiamo fare molto di più
che andare avanti.
Vitamina B? Idrossocobalamina? E steroidi?
Io non me ne lavo le mani.
Si sbagliano.
Capito? Si sbagliano. Tutti.
Non parlate mai della sua malattia.
Non ne parla mai.
Lo rispettiamo, semplicemente.
Cosa pensate di me?
Nel senso, cosa pensate dovrei fare?
Scusa, non è giusto. Non rispondere, George.
Forse pensi che dovrei lasciar perdere,
tornare a St. Albans e trovare un bel marito.
Credo sia fantastico che non parliate
della sua malattia.
Le luci blu assorbono la fluorescenza
che si trova nei detersivi per lavatrice.
Per questo le camicie brillano.
Davvero strano.
I vestiti sono nuovi.
Non sono stati mai lavati,
quindi non sono fluorescenti.
Visto? Che grande scienziato.
Posso dirti tutto sulle
reazioni tra le luci blu
e i detersivi per lavatrice.
Una delle domande più importanti di sempre,
se la cravatta brilla sotto le luci blu.
Vuoi ballare?
Non so cosa dovresti fare.
Ma so cosa vuoi.
– Una casa, il giardino, dei bambini…
– Una vita insieme!
Impossibile.
Ho pensato a Galileo
e a quel che hai detto riguardo
al fatto che spaventava le persone.
Pensa come dev’essere stato sentirsi dire che
non è il Sole che gira attorno alla Terra.
– Pazzesco, o che la Terra non è piatta.
– Lo è, vero?
Piatta. Jane, non dirmi che non è piatta.
Oh, no. Oh, no.
Mi hai appena guardato negli occhi e mi hai
detto che non è piatta e non so più che fare.
Sarò…
sarò inconsolabile,
totalmente disperato.
Stephen!
Stephen!
Avevate un’idea di cosa potesse essere?
Pensavate di saperlo?
O abbiamo tirato a indovinare?
E’ ciò che sta cercando di dire?
Un Nobel per aver tirato a indovinare?
E’ questa la storia che vorrebbe?
Lasci che le dica una cosa.
Stiamo ancora registrando?
Bene, bene.
Nel 1939, mia madre e mio padre
mi misero su un treno
pieno di bambini ebrei diretto
in Inghilterra.
Il Kindertransport.
Va tutto bene?
I nazisti lasciavano andare alcuni bambini.
Non gli adulti, solo alcuni bambini.
Alla stazione, mia mamma mi guardò in faccia
e mi disse di prendermi cura
del mio fratellino,
di non perdere di vista la valigia, e
e di non perdere la targhetta con il nome.
Arno Penzias è qui.
Se perdi la targhetta,
perderai il tuo nome, e tutto il resto.
E se ne andò.
Quanti anni aveva?
L’ha mai più rivista?
Avevo sei anni, mio fratello cinque.
Non pianse.
La fece sembrare una cosa normale.
E non piangere era parte della normalità.
Riesce ad immaginare quanto dev’essere
stato difficile non piangere?
Mettere i tuoi ragazzi
su quel treno e non piangere.
Ho odiato le valigie da allora.
Gli piace disfarle.
Mia mamma e mio papà scapparono.
Sei mesi dopo salpammo per l’America insieme.
L’Inghilterra mi ha salvato la vita.
L’America me ne ha dato una nuova.
Ma mai, mai avrei immaginato
che potesse succedere questo.
Abbiamo scoperto questa cosa.
L’abbiamo trovata e l’abbiamo scoperta.
Cosa sarebbe?
Questo orologio…
Funzionava quando l’ho preso. Quando andai
in America, iniziò ad andare indietro.
Impedisce ai miei studenti di preoccuparsi
troppo di quella concezione del tempo.
– Non so perché sono venuto qui…
– Ascolta questa musica.
Bach non l’ha finita.
E’ morto prima di finirla.
Ma è così perfetta.
Tutto ciò che è stato fatto
prima è così perfetto…
che non termina.
Lo senti dopo la fine. Ascolta.
Lo senti?
Lo senti?
Ci vediamo a Cambridge.
Pensavo fossimo noi.
Anche io.
Invece no.
No, sono loro.
All’indietro ora. Abbiamo delle difficoltà.
E’ il binario. Binario uno.
Non si capisce mai niente qua,
non si sa mai cosa può succedere.
A volte lo dico a mio marito,
ma non mi ascolta.
Mi dice: “E’ il binario uno,
quello per Cambridge,
per forza succedono cose strane.
E’ il binario per Cambridge.”
Nessun altro sa se è il suo binario,
Cambridge…
All’indietro. All’indietro.
Ha fatto inversione. Ma certo, ha invertito
la direzione del tempo.
Sì. E’ nell’orario di Cambridge?
Sì, e la amerò profondamente per sempre.
Roger! Roger!
Roger Penrose! Roger Penrose! Si fermi!
– Stai bene?
– E se avesse ragione?
Cosa?
Se Einstein avesse ragione?
– Su cosa?
– Una matita. E un pezzo di carta.
Gesso?
Diagramma spazio-tempo,
cosa mettiamo prima?
Spazio.
Tempo.
Si deve pensare a invertire
la direzione del tempo.
Il tempo scorre nell’altro senso.
– Ma, per cosa?
– Continui, non si fermi, continui!
Adesso, il presente, noi?
Eccoci, che guardiamo indietro nel tempo.
La luce,
la materia densa nello spazio.
Che distorce lo spazio-tempo?
Che causa i raggi di luce
e curva i raggi uno verso l’altro.
Guardi! Il passato si modifica.
Cosa vuoi dire?
Se l’intero universo fosse racchiuso
in una regione senza confini,
la forza sarebbe zero.
La singolarità? Il nulla?
La sua teoria.
Funziona per le stelle che collassano.
Prova che le singolarità possono esistere.
E se funzionasse anche per questo,
se funzionasse, Roger, cosa significherebbe?
Un collasso al contrario.
Un’esplosione!
Bang!
Scusa?
Come dici?
Scrivilo.
Perché non lo scrivi?
Scusa, amico.
Trinity Hall.
Ecco. Cos’ha che non va?
– Mai sentito parlare del vescovo Usher?
– Diciassettesimo secolo.
Ha calcolato la data
dell’inizio dell’universo.
Come?
Sommando tutte le età dei personaggi
del Vecchio Testamento.
E quanti anni ha il suo universo?
Ha avuto inizio una notte
del 22 Ottobre del 4004 A.C.
– Che vecchio.
– Che vecchio.
Volevo chiederti una cosa.
Dove stavo andando quando ti ho
visto alla stazione?
Stephen?
– Tutto a posto?
– Tutto bene.
Il fatto è
che mi chiedevo
se volessi sposarmi.
Forse vuoi un po’ di tempo per pensarci.
Ti amo.
Significa che stai per dirmi di no?
Tempo. Tempo per pensare.
– Stephen.
– Non ora, George.
15 ottobre 1965
La dissertazione è un mio lavoro originale.
S.W. Hawking
Sto pensando al tempo che
scorre in senso opposto.
Cosa?
Le singolarità.
Un collasso, tutto in nulla? Giusto?
Inverti la direzione del tempo, e un collasso
diventa un’esplosione.
Il nulla in tutto!
– Parli delle stelle?
– No! Non parlo delle stelle.
Parlo dell’inizio dell’universo.
Quel Roger Penrose,
sono stato in gamba ad averlo scovato.
Te l’avevo detto che potevi aiutarlo.
Credo si sia aiutato da solo.
Questo è l’altro dei tuoi talenti.
– Cosa?
– La tua assurda modestia.
Eccoti. Dove sei stato?
Dennis Sciama vuole vederti.
Sembrava una cosa molto seria.
I primi tre capitoli…
niente di speciale.
Il quarto…
Mozart.
Ciao.
– Jane, le donne non sono ammesse.
– Già, non sono ammesse. E’ contro le regole.
Me ne vado.
Ciao.
Saluti.
Devo…
devo incontrare l’economo del Caius.
Mi daranno dei fondi.
Vieni con me?
Ci sono le stesse regole per tutti a Caius.
Nessun trattamento speciale per
le sistemazioni.
Non sono come gli altri.
Lo dicono tutti.
Mi stia a sentire,
e ascolti molto attentamente.
Questa persona non può fare le scale.
La sua malattia non glielo permette.
E andrà peggiorando.
Ha bisogno di una sistemazione
con accesso facilitato.
E lei gliela troverà. Perché se non lo farà
tutti i giornali parleranno di come
l’economo di questo college
tratta un uomo dal coraggio immenso,
dalla mente geniale
e dalla capacità di immaginare
il destino del mondo come fosse niente.
Ha capito?
E sarà mio marito.
Ciò che ha fatto è stato
far funzionare Einstein.
Ha reso Einstein…
C’è una parola che i fisici usano
molto raramente…
bello.
Ha reso Einstein bello.
Sì, ma cosa… cosa ha fatto?
Suo figlio ha aperto qualcosa che
pensavo, che tutti pensavamo, fosse chiuso.
Einstein
sembrava avesse iniziato a intuirlo e poi
cambiò strada.
Che ci può essere stato un inizio.
L’universo…
potrebbe non esserci sempre stato.
Se lei ha ragione, e non è così,
dovrebbero essere rimaste delle radiazioni
dal Big Bang
e qualcuno avrebbe dovuto registrarle.
Ma non è successo, giusto?
Mi chiedo perché mai.
Forse perché non ci sono?
Dov’è la radiazione fossile, Hawking? Dov’è?
Dobbiamo andare avanti.
Collega ogni cosa. Capisce?
Passa per Dachau, attraversa l’infanzia,
gli scarafaggi, le valigie,
e dritto per l’America
e il sogno Americano che ho vissuto.
Capisce?
Questo rumore.
Questo dannato fruscio bellissimo.
Collega ogni cosa.
E’ il rumore dell’inizio del tempo.
Il calore residuo del Big Bang.
I tre gradi che
non si sono ancora raffreddati.
E’ ovunque. Attorno a noi.
Ha 15 miliardi di anni.
E noi l’abbiamo trovato.
Questa è la nostra scoperta.
Dobbiamo andare a ricevere il premio, Arno.
Cosa c’era prima del Big Bang?
Non sappiamo cosa c’era.
Non c’era il tempo, lo spazio e la materia.
C’è spazio per Dio.
Sì, in teoria.
E ora?
Andrò a mangiare mirtilli e un sacco
di tartufi al cioccolato.
E proverò a convincerti con molta difficoltà
di quanto sia fantastico Wagner.
E che Brahms non è poi così speciale.
Parlavo del tuo lavoro!
Le teorie di tutto quello
su cui ho lavorato riguardano il grande.
Ora voglio studiare l’infinitamente piccolo.
E cercare di capire come unificare
la gravità e la meccanica quantistica.
In teoria quanto ti ci vorrà?
Vent’anni, non di più.
Così poco?
Così poco.
Credo nel possibile.
Credo che per quanto piccoli
e insignificanti siamo
possiamo raggiungere una comprensione
totale dell’universo.
Avevi ragione quando hai detto
che ti sentivi piccola
guardando la volta celeste.
Siamo molto, molto piccoli.
Ma siamo profondamente capaci
di cose molto, molto grandi.
Dove vai?
Cose da fare.
Cose da fare.
Mi senti?
Mi senti?
Mi senti?
Il 10 dicembre 1978,
Arno Penzias e Robert Wilson
ricevettero il premo Nobel
per la scoperta fatta nel 1965
del calore residuo
dall’esplosione del Big Bang.
Dopo una lunga e onorata carriera,
Sir Fred Hoyle morì nel 2001.
Non accettò mai l’idea che
l’universo avesse un inizio.
Roger Penrose fu nominato cavaliere nel 1994
per i servizi alla scienza.
Il suo teorema della singolarità
delle stelle che collassano
fu confermato dalla scoperta
dei buchi neri nello spazio.
Stephen e Jane Hawking sono stati sposati

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